
Il male che fa la solitudine: un dolore, un male che nessuno riesce a comprendere e capire davvero, specialmente perché non lo prova…
Il male che fa la solitudine: un dolore che non si può capire se non si prova sulla propria pelle…
Esistono condanne silenziose, il cui dolore che sanno scagliarti addosso è, però, decisamente reale e chiaro. La solitudine è proprio uno di quei dolori silenziosi: la gente non se ne rende conto, eppure è in grado di lasciare ferite e cicatrici profonde, capaci di generare una grande sofferenza interiore, che, purtroppo, non viene minimamente vista ed osservata da nessuno. Le persone si aspettano che sia tu a raccontare il dolore che senti, proprio perché nessuno se ne rende conto, anche se, talvolta, la vita mi ha insegnato che molte persone preferiscono non vedere e non rendersi volontariamente conto della solitudine di chi li circonda…
Al netto di questo, ho sempre definito la solitudine come una vera condanna senza appello: è come se ti obbligassero ad una continua sofferenza a cui non puoi sottrarti. In fondo, non ci sono particolari modi di poter sconfiggere il senso di vuoto che resta e che continua a darti dolore e lacrime. Qualcuno va a fare una passeggiata, qualcun altro cerca dei modi per trascorrere serate che sembrano eterne, ma quando si rimane soli, alla fine, le sensazioni che restano sono sempre le stesse, ed il dolore di certo non cambia.
A dire la verità, mi sono anche stancato di sentire le solite frasi cliché sulla solitudine, di sentire che “può anche essere una bella cosa”, che “può servire a renderti felice e a farti stare bene”. Chi crede di stare bene in solitudine, in realtà, non si rende conto di essersi ormai arreso, e di stare illudendo la propria persona di vivere una vita a propria misura, quando in realtà è vero l’esatto contrario, ovvero il fatto che ci si è soltanto plasmati ad una situazione che non è possibile cambiare.
Immaginate di vivere l’ingiustizia di qualcuno che vi strappa la possibilità di non essere d’accordo, che vi toglie completamente il modo di trovare una soluzione ad una sofferenza che continuate a provare. Ecco: la maggior parte delle volte questa è la solitudine, una condanna senza appello a cui non puoi ribellarti perché qualcuno ha deciso così. Con buona pace di chi cerca di convincerci che la solitudine è una cosa bellissima, che vale la pena di essere vissuta, e che ci permette di vedere le cose in maniera totalmente differente.
Davvero: cercate di smetterla. Nella solitudine non c’è proprio niente di bello e di piacevole: c’è soltanto una persona che soffre, e che piange da sola nel cuore della notte senza che nessuno se ne renda conto, senza che nessuno asciughi le proprie lacrime. La solitudine è una merda, specialmente quando qualcuno la utilizza per fare del male, per far soffrire, per punire. In quel caso non fa soltanto schifo, ma è anche priva di qualsiasi forma di rispetto e minima deontologia umana.
Ma la verità è che le parole sono belle, ma non risolvono certo il dolore che resta, le lacrime cadute in silenzio nel cuore della notte, e tutto il dolore che la gente preferisce non vedere voltandosi dall’altra parte. Non c’è proprio nulla di buono da prendere, e se esistesse una vera giustizia, molto probabilmente, a tante persone dovrebbe essere dato modo di provare sulla loro pelle la sensazione di distruzione lasciata da quel profondo senso di vuoto.
Ma le mie sono soltanto parole, e resteranno tali per sempre. Perché il dolore, alla resa dei conti, se ne frega completamente delle belle parole. Perché le parole non servono a nulla se non distruggi quel dolore che annulla la serenità, che lascia il vuoto.
E che distrugge il tempo.




