Il sordo dolore della mancanza

Il sordo dolore della mancanza

Il sordo dolore della mancanza: nessuno riesce a comprenderlo davvero tranne chi lo prova, in prima persona, sulla sua pelle…

Il sordo dolore della mancanza: un dolore che nessuno comprende realmente se non chi lo prova…

Il dolore della mancanza è un dolore sordo, pieno, totalitario, che non lascia scampo a nessun’altra sensazione: ancora una volta, mi ritrovo a camminare sotto la pioggia in questa notte umida e piena di silenzio, proprio come le migliaia di altre notti che ho vissuto sentendo quello stesso, medesimo, identico dolore. È un dolore che ti distrugge, mentre cerchi disperatamente di scappare alle lacrime che continuano a sgorgare dal tuo viso, mentre torni a pensare che nessuno si è mai davvero accorto del tuo pianto in queste notti fatte di vuoto e di silenzio.

Fa veramente schifo pensare che mentre piangi di disperazione per la mancanza di una persona, quella stessa persona non senta il minimo dolore, ma continui a vivere, nella maniera più indifferente possibile, la propria vita, come se non fosse mai successo nulla, come se la tua assenza non contasse minimamente, come se l’averti perso non avesse il minimo peso. È una sensazione che ho continuato a sentire per migliaia di volte nella mia vita, lungo nottate che sembravano infinite, lungo sere d’estate trascorse a camminare nel silenzio della città, pregando di trovare un briciolo di compagnia che non ho mai avuto, piangendo silenziosamente senza neppure avere qualcuno che potesse asciugare le mie lacrime.

E non riesco a dimenticare tutto il dolore che ho sentito – e che continuo a sentire – in quei giorni di infinito dolore. Ieri, come oggi, come domani. E mentre continuavo ad urlare il mio dolore, e mentre continuo ad urlare il mio dolore, l’unica sensazione che sento è quella di continuare ad urlare dentro quel maledetto cubo di vetro che non permette di far sentire la mia voce. Eppure, solamente io so quanto dolore ho continuato a vivere, notte dopo notte, nella mancanza di persone e luoghi, di mani e volti. Piangevo da solo, piango da solo, e ho lentamente proseguito ad abituarmi alla sensazione delle lacrime calde che rigano il viso, che sfocano la vista, che cadono sul tavolo lasciando chiazze rotonde quasi come fossero esplose.

Ma alle persone – me ne rendo conto – alla fine importa davvero poco. Quelle stesse persone che giuravano amore eterno, che hanno promesso mille volte di non lasciarti mai, perché l’intensità di ciò che sentivano era troppo forte per essere distrutta, e perché non hanno perso tempo a rinunciare alla purezza di quel dono d’amore che avrei soltanto voluto donar loro giorno dopo giorno. Resta solo una grande sensazione di vuoto e di delusione. E l’enorme consapevolezza di questa invisibilità, di questo non esistere per nessuno: quel vuoto e quell’invisibilità che vorrei distruggere, ma non so neanche come fare.

E tutto mi sembra così tristemente inutile…

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