Il vuoto dopo l'addio

Il vuoto dopo l'addio

Il vuoto, dopo un addio, non lo senti immediatamente: devi prima razionalizzare, devi prima comprendere, devi prima capire. Ma poi…

L’addio, poi il vuoto: inizialmente non te ne rendi conto, non capisci, sei troppo preso ed arrabbiato per mille pensieri diversi che si accavallano. Poi, tutto diventa chiaro, e, come una gigantesca onda d’urto, si crea il vuoto, come accadde con la bomba atomica sganciata dall’Enola Gay.

E’ un attimo, un solo istante, e di colpo non capisci più niente: sai solo che ti ritrovi da solo, che non esiste più niente, che le strade, le persone, i vicoli, i negozi, diventano silenziosi e vuoti, e tutto sembra perdersi immediatamente, senza che tutto abbia più alcun senso. E’ in quel preciso istante – che tu lo voglia o no – che inizia una nuova vita: inizia un tempo diverso, in cui non ci sarà più niente e nessuno, in cui attenderai, maledettamente, il suono di un citofono, uno squillo, un volto da dietro l’angolo del palazzo, e niente di tutto ciò accadrà.

Così, piangerai: piangerai maledettamente, inizierai a star male e non troverai nessuno, molte volte, che ti ascolti, o, peggio, non troverai modo di consolare il tuo dolore, nelle domeniche pomeriggio vuote di un giorno d’agosto, dove camminerai su un marciapiede e a farti compagnia avrai solo il rumore dei tuoi passi, il tuo respiro ed il battito del tuo cuore che sentirai in mezzo al petto, talmente tanto è il silenzio e il maledetto vuoto che hai intorno.

Cambierà tutto e ci saranno sere in cui sarai solo da fare schifo, mentre tutti si divertono, mentre il mondo, indifferente, racconta la sua banale consuetudine, e tu rimarrai la, a piangere da solo, ancora una volta, cercando dei modi per farti forza un’altra volta e continuare a vivere, nemmeno tu sai come…

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