La tua cattiveria non mi manipola

La tua cattiveria non mi manipola

La tua cattiveria non mi manipola, e, anzi, mi spinge ancora più forte a ribellarmi contro tutto il male che pensi di potermi fare…

La tua cattiveria non mi manipola, e devo fare tutto il possibile affinché questo non accada.

Qualche giorno fa, ho avuto un interessante confronto telefonico con una persona che non sentivo da tempo per sua diretta volontà. Sorvolerò sul chi potesse essere, anche perché ho moltissime cose da poter dire in merito, e sono certo del fatto che se le dicessi davvero tutte finirei con il far cadere palazzi interi con il suono della distruzione che scatenerei. Ma una cosa l’ho notata: una bruttissima cattiveria manipolatrice.  Parliamo di quella cattiveria che soltanto chi vive in maniera repressa i propri fantasmi può mettere in atto: una cattiveria talmente radicata nel modo di agire di queste persone che quasi la rendono naturale azione giornaliera, quasi come se fosse da concepire come un normale comportamento da mettere in atto.

Al di là del fatto che non bisogna minimamente normalizzare un comportamento del genere – e a parte il fatto che bisogna sempre stigmatizzare chi si comporta in questo modo e prendere le distanze da simili comportamenti manipolatori – più di una frase mi ha fatto capire quanto ci fosse la volontà aperta di ferire, la voglia di fare gratuitamente del male senza farsi troppe domande. E questa cosa, lo devo ammettere, mi ha deluso moltissimo, soprattutto perché mi sono reso conto di aver dato tanto a persone che, alla resa dei conti, diventano orgogliose della loro cattiveria, di quel mettere in atto gratuitamente la voglia di fare del male, di ferire, di far soffrire attraverso le parole.

E sapete come questa gente vi manipola? Provate a far notare loro questo comportamento: inizieranno a dire che siete voi il problema, che siete visionari, che vi siete inventati tutto, che fate tutto il possibile per far passare gli altri come dei miseri folli quando il problema sta soltanto in voi. E, ancora una volta – e credo che non ci sia neanche bisogno di sottolinearlo – ci si ritrova all’interno di quelle dinamiche manipolatorie così tanto negative, di quella pressione, di quell’abuso, di quella violenza psicologica da cui tante volte hai cercato di scappare e da cui tante volte hai cercato di prendere le distanze.

Eppure, ancora una volta, le dinamiche continuano ad essere le stesse: continuano a dirti che “ti inventi le cose”, e, addirittura, si cerca anche di farti dubitare di te stesso. E questa cosa non fa soltanto davvero schifo, ma ti lascia senza parole.

È solo che io, questa volta, non voglio restare in silenzio, e non voglio proprio permettere a nessuno di manipolare e mistificare la realtà a proprio piacimento. Anche di fronte a dati concreti che non possono essere messi in discussione, ancora una volta mi sono sentito dire che era tutto falso, che era tutto frutto della mia fantasia, che non è vero per niente. Ed io – l’ho raccontato tante volte – subisco questa stessa violenza da ormai troppo tempo. La stessa persona con cui ho parlato, aveva già tentato di accusarmi, in passato, di cose che non solo non ho mai fatto, ma che servivano, piuttosto, alla sua stessa persona per arrampicarsi sugli specchi, per “rivoltare le carte”.

E lo dico ancora più forte – e adesso lo urlo – soprattutto ora che ho scoperto la verità, soprattutto adesso che ho scoperto quante bugie mi siano state dette e quante cose mi siano state nascoste. Soprattutto adesso che, ancora una volta, si cerca di mistificare la realtà. Ma credo che la cosa che mi abbia fatto più schifo di tutte sia solamente stata la violenza verbale, la violenza del modo di porsi, solo e soltanto per la cieca voglia di ferire e fare del male. Frasi come “ma tanto che me ne frega a me della tua vita?”, oppure “questa conversazione è già durata fin troppo”, rappresentano il disperato tentativo di mettere in atto un senso di rivalsa contro tutti i propri demoni. Un disperato tentativo di sentirsi importanti e di sentirsi forti, un disperato tentativo di sentirsi più forti della vita, di scagliare addosso agli altri tutta la propria rabbia e il proprio stupido senso di vendetta contro ciò che la vita ha riservato a queste persone.

Ed è proprio perché ho il massimo rispetto di me stesso che non posso stare zitto. Perché credo sia giunta l’ora che queste persone si rendano conto della responsabilità e del peso delle proprie parole e delle proprie azioni.

Adesso basta. Non voglio più stare zitto.

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