Non c'è più niente

Non c'è più niente

Non c’è più niente, ed io non posso più fare finta di niente e restare fermo come se tutto trovasse soluzione da se…

Non c’è più niente. Nulla.

È brutto sentire addosso quella terribile e profonda sensazione di stanchezza così radicata nel profondo, figlia di tutto il dolore e il male che la gente ti ha scagliato addosso, di tutta quella maledetta indifferenza e di tutto il peso del vuoto e del silenzio. Non mi interessa di essere visto come un eroe o come una persona che ha vissuto sensazioni che altri non hanno mai provato, ma mi rendo conto di stare vivendo dolori interiori così forti e così difficili da dimostrare e da far comprendere, da sentire addosso un peso talmente importante da non riuscire più a saperlo gestire. Per una volta vorrei essere quello fragile, quello che non si deve difendere, quello che viene difeso, quello che ha il diritto di non aver voglia di fare qualcosa, che ha il diritto di non avere la forza, che ha il diritto di non essere sempre per gli altri ma di avere altri che facciano sentire la loro presenza e il loro aiuto. Il peso di quel dolore diventa ogni giorno più forte, ed i pensieri, le paure, la distruzione, continuano progressivamente a distruggere ed erodere parti di te stesso che non torneranno più uguali, che se ne andranno via per sempre nell’indifferenza di chi ti ha lasciato solo, di chi ti ha lasciato marcire e macerare nelle notti d’inverno o nei pomeriggi d’estate che sembrano eterni. E a volte, non lo nascondo, vorrei imparare a non sentire nulla, a fregarmene e diventare una persona senza cuore e senza sentimenti, cattiva e meschina allo stesso modo di come gli altri hanno fatto con me, spietata alla stessa maniera di come mi hanno fatto soffrire. Più e più volte ho sperato di diventare una persona capace di abbandonare i sentimenti e la bontà, che non soltanto non mi hanno portato a nulla, ma non hanno fatto altro che farmi del male e farmi incontrare gente spietata che non sa neanche dove stia di casa un sentimento vero, dove stia di casa il rispetto e la dignità, la maturità è la voglia di valorizzare chi ha davvero voglia di provare sentimenti veri. Non saprei neppure da dove cominciare, ma, come ho ripetuto in queste giornate alle mie amiche, diventare cattivi e abbandonare i sentimenti e la bontà che ti hanno portato solo alla sofferenza, ad un certo momento, diventa una vera e propria questione di sopravvivenza, di necessità e di bisogno. Il peso del dolore sta diventando troppo grosso e sempre più ingestibile, eppure, paradossalmente, sempre più invisibile agli occhi degli altri, quasi agli occhi di chiunque, soprattutto di quella gente che non è in grado di amare e di provare bontà all’interno del proprio cuore, ma vive soltanto in relazione alle proprie dinamiche di cattiveria e voglia di rivincita, di vendetta e di fare del male per goderne ancora di più. Personalmente, ho capito che l’unico modo per sopravvivere quello di mettere da parte la bontà e la candida meraviglia di tutto quell’amore che ho sprecato fino ad adesso, e di cui nessuno è stato in grado di rendersi conto e valorizzarlo.

Mi dispiace davvero, ma sono ormai consapevole che non posso più fare altrimenti.

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