
Non ho mai avuto bisogno di fingere, e ne vado fiero, perché non ho niente da dover ostentare, niente da dover dimostrare!
Non ho mai avuto bisogno di fingere, e ne vado fiero… E scusate se è poco!
30 Giugno 2026, giorno del mio compleanno. Ore 1:26. Tempo di bilanci.
A dispetto della miserevole pochezza che, sempre più spesso, si vede ormai sui social, posso serenamente affermare di non aver mai avuto bisogno di fingere o di ostentare qualcosa, ed ammetto di andarne veramente e particolarmente fiero. Non ho mai avuto nessuna necessità di ostentare sicurezza e gioia laddove non ce l’avessi davvero: rinomatamente, ho sempre chiamato gli eventi con il loro nome e cognome, anche quando mi avrebbe fatto comodo fingere, anche quando sarebbe stato più semplice fingere che tutto andasse bene.
Ma io no: quando le cose andavano male, quando ero triste, quando ho sofferto davvero – e solamente io so quanto e perché – avrei anche potuto far finta di niente facendo credere a chiunque di vivere una situazione idilliaca, ma, a conti fatti, avrei finito con il prendere in giro soltanto me stesso piuttosto che gli altri. E sia chiaro: sono stato aspramente criticato per questo, probabilmente perché le persone non sono preparate ad affrontare la verità della sofferenza e del dolore, anche perché è risaputo che chi soffre dà fastidio, ed è molto più semplice ed immediato fingere che tutto vada bene, magari rendendo felici tutti, piuttosto che avere il coraggio di affrontare la reale sofferenza. Eppure, nonostante tutto, non ho avuto nessuna necessità di raccontare e raccontarmi una bugia solo e soltanto per l’occhio della gente.
Ho sofferto moltissimo per amore, e non l’ho mai nascosto: ho passato giornate immerse in quella terribile sensazione di sofferenza interiore, e ho sempre dovuto cercare di rialzarmi da solo, incontrando pochissima gente valida sul mio cammino. Ho sofferto molto e non me ne vergogno, ma non ho mai finito che tutto stesse andando bene, specialmente sapendo che non era affatto così, ma ho deciso di restare coerente, e non ho mai mantenuto il silenzio neanche di fronte a tutto ciò che ho visto e che ho subito, di fronte al doppiogiochismo della gente e alla loro misera ed inutile superficialità mista a quello strambo senso di furbizia.
Forse, facendo un bilancio, posso dire di aver passato più tempo soffrendo per amore che provando gioia e speranza, e man mano che il tempo passa mi rendo conto di non essermelo mai meritato, perché ho dato il massimo del mio cuore, il massimo dell’impegno, il massimo di ciò che potevo offrire, ottenendo in cambio la stupida miseria del non essere mai stato scelto davvero, ma essere sempre stato trattato come una stupida opzione eventuale, come una misera quinta, decima scelta, da prendere in considerazione soltanto quando tutte le altre opportunità erano già state utilizzate e depauperate. So perfettamente di non meritare tutto questo, ma so altrettanto bene che alla vita non importa una sola virgola di questo schifoso senso di ingiustizia che ho provato nel corso degli anni, esattamente come non importa a nessuna delle persone che hanno messo in atto questi miseri comportamenti contro di me, scagliandomi addosso tutta la loro violenza ed ogni singola possibilità di farmi del male per vedermi soffrire.
E posso garantire, perché l’ho provato sulla mia pelle, che è qualcosa di terribile sentirsi dire che questa gente è quasi autorizzata a farti del male, perché il tuo è soltanto misero patetismo, misero vittimismo, quando solamente tu conosci lo straziante dolore che provi nel ritrovarti da solo per l’ennesima volta, nel vivere il più terribile e vomitevole senso della solitudine, e quell’orrendo vuoto nel ritrovarti da solo lungo la strada, senza che una singola persona si renda conto che stai piangendo, mentre continui a camminare diritto dentro il vuoto della notte, dentro qui maledetti silenzi che avresti soltanto bisogno di distruggere attraverso un abbraccio, attraverso la presenza di qualcuno che ti ricordi che hai ancora futuro, che hai ancora speranza su cui poter investire, che ti dia ancora modo di credere che domani starai meglio, che domani non sarai solo. Mi sono reso conto che la gente non capisce, e che non può comprendere cosa significa vivere nel terrore che domani mattina sarai abbandonato, vivere la vita senza aver diritto ad un amore stabile, a qualcuno che resti davvero per sempre al tuo fianco, che abbia veramente voglia di restare e abbia davvero paura di perderti.
Le persone vivono, semplicemente, dando tutto per scontato, e passano da un sentimento all’altro con la facilità di chi sembra cambiarsi un paio di mutande al giorno, con l’estrema facilità di chi dimostra di non essersi mai davvero affezionato a te, e di poterti sostituire in qualsiasi istante. Ed ecco perché ho deciso di non stare zitto, perchè ho subito tanto e troppo dolore che non meritavo, e perché, molto probabilmente, l’amore non mi ha risparmiato nessuna sofferenza, e mi ha messo di fronte a tutta la cattiveria di quella gente con l’anima sporca, così schifosamente ed inutilmente intrisa di misera superficialità, perduti nella loro codardia e nella loro vomitevole mancanza di coraggio, costretti ad agire silenziosamente attraverso mille sotterfugi, come blatte per la strada, senza neanche il coraggio di metterci la faccia. Costretti a lasciare messaggi anonimi senza neppure avere il coraggio di ammettere le proprie azioni, nella loro tossica pretesa di farla franca, di passare impuniti di fronte ad ogni loro schifoso comportamento, quasi come se fosse loro diritto fare del male ed agire silenziosamente senza che nessuno se ne renda conto, senza pagare alcuna conseguenza per la meschinità del loro comportamento.
Probabilmente, ad un rapido calcolo, sono più di dieci anni che soffro per amore, sempre convinto di aver trovato un cuore in cui rifugiarmi, di aver trovato un porto sicuro, una casa che mi permettesse di essere sereno e poter riporre l’armatura che ho dovuto costruirmi per non essere ferito l’ennesima volta, ma ogni qualvolta ho deciso di togliermi di dosso quell’armatura, la persona che ho avuto di fronte non ha mai perso tempo ad approfittare della mia vulnerabilità, quasi come a volermi ricordare che non ho diritto ad un amore vero, ad un amore stabile.
Sembra quasi come se fossi condannato a vivere nella paura dell’abbandono, nella paura di alzarmi, un giorno, e ritrovarmi da solo, abbandonato dalla persona a cui ho dato il mio cuore, come è già successo tante e troppe volte. Non è l’amore che mi ha fatto del male, ma quelle persone così schifose da sfruttare i sentimenti come un’arma per ferirmi, come un’arma per causarmi dolore e cercare di distruggermi lentamente.
Mi sono ripetuto tante volte che non merito tutto questo, ma la vita sembra avermi ripetuto almeno il doppio delle volte che non ho nessun diritto di lamentarmi, e che probabilmente sarò condannato alla sofferenza della solitudine, mentre vedo sfiorirmi davanti i sogni ed i progetti che avevo. Ripenso a quegli esseri senza palle che mi picchiavano a scuola sapendo di poter agire indisturbati, perché nessuna persona si è mai messa in mezzo per evitare che questa cosa accadesse, e ricordo le parole che mi scagliavano addosso quando mi dicevano che sarei rimasto da solo, che il mio amore ed i miei sentimenti non sarebbero mai serviti a nessuno. Mi picchiavano con le mani e con le parole, e ripensarci adesso, trenta e più anni dopo, mi mette i brividi e mi rende schifosamente triste, mentre il resto fermo nel silenzio di questa strada vuota, a guardare le stelle e la luna, e a vedermi scorrere le lacrime addosso sapendo che nessuno se ne rende conto.
Credevo che, prima o poi, mi sarei abituato. Ma ad un dolore così grande – me ne rendo conto solamente adesso – non ci si abitua mai.
E la gente non lo può capire…




