Il peso della mancanza

Il peso della mancanza

Il peso della mancanza, di qualcuno, di qualcosa, ci affligge e ci rende tutti un po più infelici, o, forse, gioca soltanto a metterci alla prova…

Il peso della mancanza…

…C’è stato un momento, nella mia vita, in cui progettavo il mio matrimonio: sognavo rose e scintillii, un’orchestrina jazz che suonava, ma sopratutto pensavo a un futuro sfavillante pieno di bambini che giocavano, un gatto che scorrazzava a destra e a manca, e poi tutta quella serie di cose che si dicono gli innamorati, le canzoni, le lettere, le frasi, i silenzi, la televisione sul divano. Bah.

Poi, impatti con la realtà, e quello che erano le canzoni ballate al buio, la pioggia dietro ai vetri, l’odore della pelle dell’altro, si trasformano in ricordi che sbiadiscono in pomeriggi lunghi ed eterni, in domeniche pomeriggio in solitudine, trascorse su di una panchina a veder sfrecciare le macchine, ascoltando il rumore dei pensieri, nel silenzio più totale, aspettando che il sole scompaia dietro la montagna per poter dire che è finita un’altra giornata, un’altra settimana.

Poi impatti con la realtà, e la gente si mostra per quel che è, con tutto il peso della mancanza che portano con loro, con la loro cattiveria, gli amori che se ne vanno, le persone che spariscono, la gente che ti accoltella alle spalle e non prova nessun rimorso nel vederti affogare, a dispetto della figura che rappresentano, dei panni che portano. Loro no, fanno sonni tranquilli pur sapendo che ti hanno calpestato l’ultimo dito aggrappato alla roccia per farti cadere nella rupe.

Poi fai i conti con la realtà e ti ritrovi per strada, un pomeriggio, e tutto è diventato maledettamente diverso, e ti resta solo di fare i conti con il peso della mancanza di qualcosa o di qualcuno, e puoi solamente perderti nei ricordi, nel tempo che è passato e se n’è andato via, e mentre cammini non puoi fare altro che accorgerti che è diventato tutto maledettamente diverso, che tu stesso sei diventato diverso.

Quelle stesse strade, quello stesso spazio, quegli stessi passi non hanno più lo stesso odore, non hanno più la stessa forma da solo: ti resta dentro solamente un enorme amarezza, un enorme, gigantesca, sensazione di vuoto, e ripensi alla pioggia dietro ai vetri, al nastro che si riavvolge, al delirio che è diventata la tua vita.

E ti ritrovi una sera in una casa che nemmeno conosci, a guardare un film che non hai mai visto, a chiederti cosa tu ci faccia li, e a stringere tra le dita l’enorme, gigantesco, nulla che c’è rimasto: le notti insonni si sommano ai pensieri e ai ricordi, alla voglia che avresti di riavvolgere tutto e ripartire da dove il nastro s’è strappato, ma poi la vita ti fa restare ad un palmo di naso dal niente in cui il tuo corpo è immerso tutto intorno, come nuotare in un mare di trasparente illusione.

E ritrovarsi a chiedersi chi sei e cosa sei diventato.

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