Pioggia di ricordi e sensazioni

Pioggia di ricordi e sensazioni

Una pioggia silenziosa, che bagna ricordi, sensazioni, emozioni, pensieri, paure, lacrime, e porta con se il tempo trascorso silenzioso…

La pioggia, nella sera: una pioggia fitta ma leggera, piacevole, quasi impercettibile, al sicuro sotto l’ombrello, camminando sui marciapiedi, tra le foglie gialle bagnate, che scricchiolano sotto i piedi, a ricordarci di un’altra stagione ormai andata, nascosta nel tempo passato senza più una meta precisa.

Ci sono tanti ricordi legati alla pioggia, tante sensazioni che continua a generare e continua a raccontare con il suo incessante ticchettio, con il suo costante e silenzioso andare, nascosta dalla controluce della sera, mentre senti salire l’odore della terra bagnata, dell’erba, nei giardini, gocciolante di quell’acqua che scende giù, di quel silenzioso frusciare che il tempo sembra non poter e non voler cancellare, mentre intorno la vita, le strade, sembrano colorarsi di silenzi e di pensieri, di ricordi, di risposte mai avute e mai date, mentre il tempo ha cercato di inventare nuove congetture, nuove realtà, nuove idee, nuove speranze, ed eterni e costanti silenzi ormai fuori portata nella loro immensità, nel loro frastornante dolore, nel loro necessario e chiaro bisogno di una vita nuova, quando il cuore, in realtà, rivorrebbe solamente la vita che già aveva, ma purtroppo sai che le ragioni irrazionali del cuore non sono affatto quelle del cervello, precise, ordinate, corrette, matematiche, limpide, utili ad evitare di farti soffrire ancora…

…Ma la gente, in fondo, cosa ne sa: cosa ne sa del mondo che ti esplode dentro quando cammini da solo, quando senti i tuoi passi e la gente non si rende conto del mondo che sembra volerti esplodere dentro, dei pensieri che ti ammazzerebbero se fossi solamente un po più fragile: che cazzo ne sa la gente della corazza di dolore e di lacrime pietrificate che ti sei dovuto cucire di sopra, dei pomeriggi interminabili, del tuo dolore che nessuno ha più ascoltato, delle lacrime che piangevi nel vuoto di domeniche pomeriggio d’agosto vuote, senza senso, senza che tu comprendessi che senso avessi nel mondo e nella vita, e nessuno capiva, nessuno sentiva, a nessuno sentiva, a nessuno importava uno schifo di niente, se fossi stato vivo o se fossi morto da li a poco.

Che cosa ne sa la gente, che cosa ne capisce la gente di questo dolore, che cosa ne capisce la gente del male che fa il tempo che è passato e che passa, del dolore che fa la sera e la notte, quando il tempo si ferma nella mente ma non si ferma nel cuore, e vorresti urlare a tutti e far comprendere, davvero, quello che senti dentro. La gente non capisce, non vede, non comprende, non guarda, non osserva, non riesce a vedere oltre la punta del proprio naso, e solo tu, solamente tu, puoi capire che male faccia tutto questo, e perché tu sia stato costretto a cucirti addosso un’armatura così pesante da portarsi appresso… Ma era l’unico modo per sopravvivere, per andare avanti e per cercare di restare ancora in piedi e su due gambe, nonostante il tempo che ha distrutto ogni singolo sogno che era rimasto.

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