
Riflessioni nel caldo di una sera d’estate, perché, certe volte, è bello fare un po’ di conti e cercare di capire meglio cosa sta accadendo…
Riflessioni nel caldo di una sera d’estate, tra me e me.
Riflettevo sul fatto che, in questi giorni, ho festeggiato 35 anni in musica e 25 anni di speaker radiofonico, e questa cosa mi ha spinto ad un paio di pensieri. Quando si fanno discorsi di questo tipo, trovi sempre il cretino di turno pronto a dire “eh guardalo, si incensa da solo, si autoglorifica”, ed altre menate simili su cui, sinceramente, non ho ne tempo ne voglia di ragionare.
Una cosa, però, mi va di raccontarla: talvolta, di tanto in tanto, è bene “tirare le somme” per capire a che punto si sia arrivati, cosa si sia fatto fino ad ora e quali traguardi si sia raggiunto e superato dall’ultima volta in cui si sono tirate le somme fino al punto precedente.
Solitamente, faccio quest’operazione una volta ogni, boh, quattro anni, cinque anni, giusto per far capire a me stesso cosa ho realizzato e cosa ancora posso realizzare, ma, soprattutto, per ricordarmi che posso seriamente definirmi migliore di moltissime altre persone, che si definiscono tali senza avere nessun titolo per dimostrare ciò che dicono. Vedete cosa: sono dell’idea che, come mi disse una volta una persona, esattamente dieci anni fa ormai, “se dici di essere agricoltore, devi far vedere i pomodori”. Ed io, a dirla tutta, non ho mai sopportato chi si vanta senza poter dimostrare di aver concretezza per vantarsi, di aver tanto di possibilità per poterlo fare.
A parte che non dovrebbe nemmeno essere necessario vantarsi di un bel niente, perché i veri leader non hanno bisogno di dimostrare con le cifre i loro traguardi, ma con i fatti concreti, talvolta è utile capire cosa si è fatto e cosa si può ancora fare, quali traguardi raggiungere, quali altre possibilità. Ed è proprio da questo assunto che mi sono reso conto di non darmi, spesso, l’importanza che merito e che so di poter vantare, perché i risultati che ho raggiunto sono il frutto del mio sacrifico e della mia sofferenza di ogni giorno: nessuno mi ha mai regalato niente, e ciò che ho costruito mi è costato fatica, sudore, sacrifici. Concetti, questi, sconosciuti a fin troppe persone, specialmente a chi da sempre tutto per assodato.
L’altro giorno facevo una riflessione: ho una posizione professionale di rilievo. Mi occupo di gestioni aziendali molto avanzate, sia a livello informatico sia a livello umano, metto in atto problem solving continui trovando soluzioni nuove a problemi vecchi. Con le mie forze ho costruito un network che, da solo, sta raggiungendo a grandi passi quasi 1 MILIARDO di pagine viste dalla sua apertura: gestisco il Blog più antico d’Italia e d’Europa, sono un Creator certificato e riconosciuto da Instagram, e i miei oltre 60.000 follower sparsi tra i miei vari profili mi seguono in maniera costante e puntuale.
Potrei stare qui delle ore ad imperlare tutto ciò che so fare, ma non soltanto i dati sono pubblici e parlano per me, la mia storia, ancor prima che il mio Curriculum, parlano di me in maniera dimostrabile.
Tutto questo per dire una cosa: lascio agli altri la convinzione di essere migliori e di essere circondati da persone migliori di me. Ma ad una sola condizione: quando mi dimostrerai di saper fare tutto ciò che so fare io più una sola virgola in più, allora mi toglierò il cappello e ti stringerò la mano. Anche perché non ho la pretesa di credere che sia il migliore al mondo: c’è sicuramente tanta gente migliore di me, ma so anche che c’è tanta gente ben lontana anni luce da me. Finché, però, non sarai in grado di dimostrarmi questo, tu resterai sempre e soltanto una persona ben lontana da me, e ad un livello sicuramente differente dal mio, e nel momento in cui inizierai a vantarti, mi autorizzerai a riderti in faccia a crepapelle. Così come rido io, adesso, quando mi rendo conto di chi ha deciso di scartare me per scegliere persone dal livello infidamente più basso. Per carità, scelta vostra: non sono nessuno per stare a sindacare.
Ma una conclusione posso trarla: per scegliere qualcuno come me, evidentemente, ci vuole una maturità che non tutti hanno. In fondo, non tutti possono permettersi di guidare una Ferrari, me ne rendo conto. E così, finiscono con il ritrovarsi a guidare un cesso a pedali. In fondo, è più semplice e richiede meno responsabilità, ma la dice molto lunga su chi compie questa scelta. Perché se sai di non poter raggiungere il livello di qualcuno, devi accontentarti. E quando ti accontenti, stai già dicendo molto di te e delle tue scelte. Perché è rinomato che la pochezza attira altra pochezza. Essere una persona matura, in fondo, fa paura alla gente, perché non ci si accontenta, perché si ha sempre la lucidità di riconoscere la pochezza interiore della gente. Perché sai cosa vuoi e sai che te lo meriti davvero.
Ma, come mi disse una volta qualcuno, “non ti puoi arrabbiare se pretendi che un maiale vinca una gara di velocità contro un cavallo!”
Meditate gente. Meditate.




