Una nave nel deserto

Una nave nel deserto

Una nave nel deserto: è così che mi sento spesse volte. Da solo, in mezzo al vuoto, in mezzo al silenzio, quasi come se fossi li senza capirne il perché…

Una nave nel deserto, come quelle costruzioni mastodontiche arrugginite sotto il sole cocente dei deserti, nascoste dietro dune in cui il tempo si perde ed in cui le giornate sembrano tutte domenica, senza alcun rumore se non quello della sabbia che scivola sulla sabbia, del vento che soffia bollente e tagliante come una lama arroventata, della pioggia che cade, rara, e crea goccioloni e buche sulle dune, quasi come tizzoni ardenti su forme plasmate da terre lontane, giunte a noi da non sai neppure quale punto del globo.

Mi sento così certe volte, in una stasi dettata dagli eventi, in cui resto fermo ad osservare il niente, tra cieli azzurri che si susseguono a notti stellate sotto l’ombra della solitudine proiettata in terra, parlando a me stesso, raccontando storie e sensazioni che nessuno ascolta davvero come vorrei… Un mondo intero fatto di profondo senso di riflessione, di attimi sovrapposti ad altri attimi, in cui ti fermi a riflettere, e ti rendi conto di aver sempre sbagliato per eccesso e mai per difetto, e di essere, per questo, stato additato e tacciato di essere quel che non sei, incapace – come sarebbe stato di giusto – di restare un passo indietro per salvare il “noi”, per salvare l’amore.

In fondo, era probabilmente questa la chiave di lettura: non essere sempre presenti, sempre attivi, sempre pronti ad esserci, ma farsi desiderare per non spegnere la consuetudine, ma con il senno di poi è fin troppo facile sentenziare, anche perché, probabilmente, un amore vero non avrebbero certo ricercato delle scuse, ma sarebbe stato in grado di vivere da se, senza cercare ragioni assurde o assolutistiche.

L’amore è formato da persone che si prendono l’impegno di far vivere quel sentimento, e se quel sentimento non è importante per costoro, semplicemente, non è amore, ma millanteria pura.

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