Ad una certa, poi va bene così!

Ad una certa, poi va bene così!

Ad una certa, poi va bene così! Lascia che, boh, le cose vadano per come intendano andare, però perdi quel gusto genuino di pensarci e ripensarci!

Ad una certa, poi va bene così! Alla fine, lasci che le cose vadano per come pretendono di andare, e lasci perdere pure te stesso, così, alla rinfusa, alla deriva, allo sbaraglio del nemmeno tu sai che cosa: lasci che le cose vadano per la loro strada, e tu, ad una certa, resti fermo a guardare, ad osservare, e un po’ torni a pensare a te stesso, e un po’ guardi le cose, guardi gli altri, guardi la gente, guardi le coppie, guardi la vita, guardi le strade, e ti chiedi per quale stracazzo di motivo, ogni volta, qualcosa non sia come la immagini!

Beh, è pur vero che non sai tutto di tutti, per carità, non sai cosa pensa la gente, cosa fa la gente, cosa non fa, come vivono, cosa osservano, di cosa parlano, quando si vedono, se si vedono, però sembra quasi che gli altri abbiano sempre quel quid, quel “qualcosina” che fa sempre la differenza mentre ti osservi, mentre guardi!

Perdi la voglia di parlare e di parlarne, e la sola cosa sensata che ti viene di fare è quella di prendere e cominciare a camminare, per interi kilometri, a piedi, per strade, su strade, ad osservare i palazzi, le strade, la gente, il cielo, i negozi, e renderti ancora una volta conto che sei in compagnia di te stesso, come una sorta di magia, o di incantesimo – non si sa -, e rimani ancora da solo, a guardare, ad osservare, a capire, e a condividere esclusivamente con te stesso. Che sei presente.

E perdi la voglia di parlare e di parlarne, e lasci che le cose vadano così, boh. Così…

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