Fatevi raccontare il bullismo da chi lo ha vissuto davvero

Fatevi raccontare il bullismo da chi lo ha vissuto davvero

Fatevi raccontare il bullismo da chi lo ha vissuto davvero, e da chi, davvero, ha vissuto la sofferenza del non essere creduto, del non essere visto…

Fatevi raccontare il bullismo da chi lo ha vissuto davvero, e da chi porta addosso i segni di quel dolore…

Si fa sempre troppo presto a riempirsi la bocca di bella propaganda, di belle iniziative, di bei sentimenti e belle facce di circostanza quando si parla di argomenti scomodi: in questo periodo, poi, di situazioni simili ne stiamo vedendo a palate, con il dibattito politico incentrato sul “DDL Della Discordia” che sta dividendo destra, sinistra, centro, sopra, sotto, addirittura con improbabili “assi” e “verticalizzazioni” tra un Salvini ed un Renzi. Ma lasciamo perdere: non scoperchiamo vasi di polemiche di cui, davvero, non abbiamo bisogno. Tra l’altro, ho anche detto la parola “verticalizzazione”, e questo, inevitabilmente, mi fa pensare all’Italia che ha vinto gli Europei.

Ah, che grande soddisfazione, che grande Paese l’Italia: quel Paese in cui tutti siamo un po’ esperti di tutto, dalla virologia passando per la tecnologia, attraverso i migliori moduli calcistici per battere sul campo l’avversario… Ma ciò in cui nessuno, davvero, ci batte, è il buonismo.

Di buonismo non ce n’è mai abbastanza nel nostro Paese, soprattutto quando devi affrontare argomenti importanti, seri, che necessiterebbero di vere prese di posizioni, nette, concrete: lo accennavo, poc’anzi, per il “DDL Della Discordia”, ma, serenamente, potrei applicare il medesimo principio su un tema estremamente scottante, che mi riguarda, peraltro, personalmente. Il bullismo.

Non posso certo dire che, in Italia, l’argomento sia preso “sottogamba”: il Paese sembra essere estremamente sensibile all’argomento, tanto che esiste, addirittura, una giornata contro il Bullismo, che si celebra il 7 Febbraio. Utopisticamente, forse anche in maniera un po’ egoista, mi piace pensare che l’Italia, oggi, sia così sensibile all’argomento anche grazie a chi, dal Bullismo, ci è passato davvero, in tempi in cui nessuno vedeva, nessuno sapeva.

Fatevi raccontare cos’è davvero il Bullismo da chi lo ha vissuto sulla sua pelle, ai tempi in cui la scuola, per prima, se ne fregava della “culpa in vigilando”, come dicono quelli bravi, ovvero delle conseguenze penali che il Bullismo attualmente ha: tutti sapevano ma nessuno vedeva, nessuno parlava, nessuno diceva nulla, e se solo rischiavi a dire mezza parola, non soltanto le prendevi (il doppio), ma venivi anche schernito dai docenti, che ti rimproveravano il non saper socializzare, il non saperti difendere, perché “loro avevano altro da fare, loro dovevano lavorare, non potevano certo fare la balia a te!”

Sapete cosa significa essere saccagnato di legnate e sentirsi dire che “la colpa è tua, che non sai socializzare?”

Pensate forse che io stia scherzando, che io stia esagerando, che io stia mettendo in atto una qualsivoglia forma di vittimismo? No, state certi che non è così, e i lividi neri con cui uscivo da scuola sono ancora freschissimi nella mia mente, esattamente come il ricordo delle risposte quando si chiedevano informazioni sul perché fossi ridotto in quello stato. Ma era tutto inutile, perché l’umiliazione maggiore era quella di sbattere contro un muro di gomma, di docenti e personale che vedevano ma voltavano lo sguardo, passavano oltre, e per punirti di aver scoperchiato il “Vaso di Pandora” cercavano il tuo silenzio attraverso la “Non Sufficienza in Socializzazione”.

Infami, non so se mai riuscirò, davvero, a perdonarvi. Non avete mai creduto alle volte in cui vi raccontavo dei calci e delle ginocchiate che prendevo, dei pugni sulla testa: ricordo solo la stessa risposta, ripetuta all’infinito, che ribadiva quanto fosse colpa mia, che non sapevo “socializzare”.

Ho un preciso ricordo di un fatto davvero traumatico: un compagno di classe venne alle mie spalle e mi prese con la piega del gomito attorno al mio collo, quasi volesse strozzarmi. Io cercavo di divincolarmi, e, reagendo, diedi un calcio al giovane in questione, esattamente dove non batte il sole. Speravo che si comprendesse che, in qualche modo, dovevo evitare la peggior fine, e invece mi sono sentito dire che “non dovevo assolutamente permettermi di prendere a calci quella persona, che voleva solo giocare!” Già questo mi fece malissimo, ma mi fece ancora più schifo che nessuna persona li presente, che pure aveva visto la scena, ebbe il coraggio di dire come fossero realmente andate le cose, “perché non potevano interferire con la didattica della collega”.

Per fortuna ad oggi, nel 2021, posso ampiamente dire che i fatti vi hanno sbugiardato ampiamente: non soltanto ho socializzato – e socializzo – benissimo, essendo rinomatamente definito da chi mi conosce come il classico “esemplare di amiciàro”, ovvero di colui che fa della sua estroversione il vettore per conoscere tanta gente, scherzare, ridere, e diventare un ottimo amico, ma sono qui a ricordarvi quanto siate stati meschini.

Secondo la Società Italiana di Pediatria, oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e 17 anni ha subito episodi di Bullismo: voi, che eravate lì per vigilare e per ascoltarmi, adesso siete in pensione, a godervi la vostra bella vita di pensionato ex docente, ma, forse, avete dei nipoti. Guardatevi allo specchio, ed immaginate uno dei vostri nipoti riempito di pugni dentro una classe vuota, e una vostra collega, od un vostro collega, che si volta dall’altra parte (per paura di ritorsioni…) mentre a quel giovane “che è colpa sua se non si sa difendere”.

L’ho detto all’inizio e lo ripeto adesso: al netto delle belle iniziative di sensibilizzazione, fatevi raccontare cos’è il Bullismo da chi lo ha vissuto veramente e sulla sua pelle, e si porta addosso cicatrici e conseguenze che lo hanno segnato per tutta la vita. Si, il tempo va avanti, diventi maturo, ti lasci certe esperienze alle spalle, ma le conseguenze le paghi, e le paghi davvero, e quella sofferenza si tramuta in ansia, panico, e in una progressiva distruzione della tua vita, che ti fa rendere conto di quanto sia necessario iniziare un percorso con te stesso, per comprendere davvero che non sei più quello di un tempo. Oggi nessun pugno, almeno apparentemente, può farti del male, nessun livido sulla pelle, nessun volto che si gira dall’altra parte per evitare di vedere, sebbene, in cuor tuo, sai che qualche fragilità rimane, ma sai bene che, adesso, sei molto più forte, ed hai tante e tante più conoscenze per affrontare il tuo tempo.

A voi, che quando vi guardate allo specchio non provate un briciolo di vergogna per quello che avete fatto, auguro solo di non vivere mai quello che avreste dovuto evitarmi. E parlo di me come chissà di quanti altri giovani in giro per il Paese.

Ah, prima di chiudere, un consiglio: già che siete davanti allo specchio, sputatevi in faccia. E vergognatevi, se ci riuscite.

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