La condanna della solitudine

La condanna della solitudine

La condanna della solitudine, ovvero, quando la solitudine non è affatto produttiva e, di fatto, diventa realmente difficile da vivere!

La condanna della solitudine, per chi decide di farsi condannare alla sofferenza!

Di discorsi ipocriti è pieno il mondo: ho perso il conto di tutta quella gente che si vanta e loda la solitudine, quasi come se fosse una beatitudine di cui pregiarsi. Beninteso: una solitudine “sana”, ovvero del sano tempo da dedicare a noi stessi, ci aiuta a non sviluppare forme di attaccamento disfunzionali, e, se sono già presenti, ci aiuta a combatterle imparando a fare leva su noi stessi, valorizzando il tempo di qualità che possiamo passare in nostra compagnia, e permettendoci di trovare i modi giusti di vivere il tempo che trascorriamo da soli senza cadere in drammi che ci facciano soffrire. Ben diversa, però, è quella solitudine che si trasforma in una condanna: mi riferisco proprio a quelle persone, sole da tanto tempo, ormai arrese alla vita, che, piuttosto che ammettere il loro stato di sofferenza assolutamente umana, preferiscono lodare una situazione obiettivamente strana e, di certo, portatrice di dolore e di dispiacere. Sia chiaro: soffrire è assolutamente umano, quindi non capisco perché non dire la verità. Perché pretendere di farsi vedere forti ed inscalfibili ad ogni costo, quasi come se non ci si potesse permettere il lusso di mostrare la propria debolezza ed il proprio dolore? Ma chi lo ha detto? Ma dove sta scritto? Logicamente, mi rendo conto che non tutti siamo fatti alla stessa maniera – e per fortuna, aggiungerei! – e ciò che è normalissimo per una persona, sicuramente non lo è per un’altra, ed è anche giusto così, ma credo sia altrettanto importante distinguere la solitudine che rende più forti da quella che rende la vita una condanna, che la fa scivolare lungo la china della rassegnazione, che ci imbruttisce ed incattivisce, che ci fa perdere orizzonti e speranze. C’è una differenza che non è affatto di poco conto, e credo che proprio la solitudine disfunzionale ci spinga a far emergere la parte più vera, nascosta e reale di noi: rendersi conto di stare soffrendo, ci fa capire che siamo umani, e viviamo le normalissime debolezze che tutti gli esseri umani vivono ogni giorno. Non è scritto da nessuna parte che si debba essere forti per forza, o mostrarsi a tutti i costi come dei supereroi: essere noi stessi è già tantissimo.

Anche perché, come diceva il buon Lucio Dalla, “l’impresa eccezionale è di essere normale!”

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