Ricordi del noi che fummo

Ricordi del noi che fummo

Ci sono tanti ricordi nelle nostre vite: alcuni belli, alcuni brutti. Spesso, sono ricordi legati a sentimenti, amori, progetti andati…

Ti ricordi il noi che fummo?

Ti ricordi quando ci siamo visto per la prima volta? Ah, che ridere: e pensare che io ero la, totalmente nel mio mondo fatto di cose da dire e da spiegare, di parole da rendere quanto più comprensibili possibili, e – onestamente – a tutto avrei pensato meno che a questo.

Non nego che la mia vita sia, inevitabilmente e per fortuna, andata avanti, ma non nego, altrettanto, che qualche volta ci ripenso, sopratutto la sera, da solo, in casa, magari davanti la TV, mentre penso al giorno dopo e rifletto su quello andato, così capita di rivedere qualche foto e qualche video. Poi torno con i piedi alla realtà e mi ricordo che devo vivere adesso, non certo in quel passato che, appunto, è ormai passato!

Ho tanti ricordi belli però, dai: se ci penso, quasi mi scende una lacrima. Mi ricordo, in maniera particolare, i pomeriggi di primavera, quando sentivo l’odore dei fiori d’arancio dai giardinetti, le passeggiate nei pomeriggi che diventavano sempre più lunghi ed assolati, le risate e i silenzi immaginando, le ore trascorse a lavorare, a pensare, a rimuginare. Ho tanti bei ricordi, certo: odori, voci, immagini che il tempo ha, ormai, reso pietra nella mia memoria, e che potranno, ormai, vivere soltanto li.

Ma forse, non so, è un bene che sia così: questo, davvero, non lo posso sapere, ma posso sapere quel che ho passato io, e che non dimentico. Non dimentico il male, non dimentico la vigliaccheria di tanti, e non dimentico chi c’è stato quando tutti se ne sono andati. Ma con la mente, però, ritorno ancora a quelle scene che ricordo con una sensazione ancora viva in mezzo al petto, che, adesso, vivo con spirito di accettazione, di rassegnazione, forte del fatto che il tempo abbia messo apposto quel che c’era da mettere apposto, facendo scoprire il vero volto di tanti a chi non ha mai capito o non ha voluto capire per suo comodo.

La cosa che m’importa è che la gente, adesso, sappia la verità semplicemente perché se n’è accorta sulla propria pelle: certo, dispiace che tutto, spesso, si perda in sterili ciao detti con indifferenza, e, quasi, con obbligo di circostanza, perché nessuno vuole fare la parte del maleducato, perché, siamo sempre la, come diceva Umberto Balsamo, “sarà facile incontrarsi, educato salutarsi”. Ed ‘ davvero così, specie per chi resta.

Eppure, qualche volta osservo il pomeriggio in silenzio, passo dai nostri luoghi, e mi sembra, ancora, di sentire quegli odori, di sentire quelle voci, di sentire le farfalle nello stomaco nel pensare che avremmo costruito un mondo insieme. 

Qualche volta, addirittura, mi ritaglio intere mezz’ore e resto fermo, in silenzio, seduto in quegli stessi luoghi. Poi, di colpo, la vita mi ritrascina nel mio tempo e nella mia realtà, e mi ricordo che il treno è ormai avanti con le sue fermate, dove tanta gente è scesa ormai tanti e tanti kilometri fa, e qualche volta fa male, un po.

Resto muto ad osservare e a ripensare quei giorni perduti a rincorrere il vento, come diceva il buon De Andrè, e mi sembra assurdo, adesso, avere tutto e niente: la verità è che la vita, certe volte, è maledettamente bastarda. Adesso che ho tutto, adesso che ho tutto quel che volevamo, mancano i protagonisti principali, ovvero noi. Mi faccio forza sapendo che ci sarà un’altra protagonista nella mia vita, non so ne quando ne come e non posso neppure riuscire ad immaginarlo, ma in qualche maniera bisogna fare ad andare avanti senza chi ha segnato, in maniera forte, la propria vita, e forse quest’effimera illusione è l’aiuto più grande che posso darmi da solo.

Mi sembra di sentire ancora l’emozione e il fremito fortissimo dei pomeriggi assolati, dell’odore lungo i giardini, delle stagioni scandite da eventi che ci facevano ricordare che eravamo ancora noi, ancora insieme, ancora una volta, a vivere nuove emozioni, a vivere nuove avventure, e forse penso che adesso saremmo meglio di così, forse è vero.

La vita, però, è oggi, e vivere quel ricordo mi riporta indietro ad un tempo fatato, che credevo durasse per sempre. Non è stato così perché quella favola è stata barbaramente trucidata in un pomeriggio di fine primavera: quel che so per certo è che, da quel giorno, maggio non ha più lo stesso odore per me.

Sono ancora vivo, e mi guardo addosso le ferite di questo tempo. Resto seduto a guardare il pomeriggio, ancora un po…

Scrivi un commento