Salute, depressione: entro il 2030 sarà tra i mali più diffusi

Depressione - Entro il 2030 sarà tra i mali più diffusi

Depressione male dei prossimi anni: entro il 2030, infatti, sarà tra le malattie in assoluto più diffuse tra le popolazioni. Scopriamo perché.

Depressione pronta a “minare” la salute mentale della popolazione terrestre nei prossimi anni: entro il 2030, infatti, tale malattia sarà tra i mali in assoluto più diffusi sul pianeta, tanto che, anche attualmente, viene considerata una delle “paure per la salute” più “sentite”, subito dopo il cancro.

Tuttavia, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna ha, recentemente, presentato i risultati di una ricerca svolta su 503 donne e 501 uomini: la depressione è stata, durante la ricerca, “sviscerata” in tutte le sue forme, e proprio da tale ricerca è emerso, come detto, che tale malattia viene enormemente temuta, tanto da essere seconda, nella scala del “timore”, solo al cancro. I dati parlano chiaro: un italiano su tre soffre di depressione, e tale problema può implicare un danno economico quantificato in 11.000 Euro all’anno tra medicinali, ricoveri e specialisti.

Tanti i pregiudizi sulle persone depresse: primo tra tutti, secondo quanto emerso dalla ricerca, il fatto che “chi è depresso è una persona emotivamente fragile”, oppure “ha subito traumi” oppure “è particolarmente stressato”E i luoghi comuni proseguono, inoltre, a proposito della “sintomatologia” della depressione, che, sempre secondo le persone intervistate, porterebbe “tristezza e solitudine”. Gran bella accozzaglia d’ignoranza!

Eppure c’è poco da ridere, considerando che, secondo l’OMS, entro il 2030 la depressione sarà uno dei mali in assoluto più diffuso!

Ecco come gli esperti hanno commentato tale notizia:

L’obiettivo di Onda nella lotta contro la depressione è di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di questa malattia, nonché ridurre lo stigma nella popolazione, avvicinando i pazienti a una diagnosi precoce e a cure tempestive e contribuendo a migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi ospedalieri e territoriali dedicati.  A ciò si aggiunge il profondo cambiamento del ruolo multitasking femminile con l’aumento della quantità di lavoro, maggiori carichi di responsabilità associati a ruoli professionali apicali, conciliazione, acquisizione di abitudini di vita scorrette, che accentua ancor più lo stress fisico e psico‐emotivo, considerato dalla maggioranza delle donne una delle principali cause della depressione.

Insomma: meno luoghi comuni e meno vergogna. Cerchiamo di smetterla con i tanti, troppi, stereotipi di chi soffre un disagio: non puntare il dito e non giudicare rappresenterebbe già il primo passo verso una guarigione di chi sta soffrendo. Cerchiamo di non dimenticarlo!

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