Varese e "il mistero del Benefattore"

La città di Varese, da qualche mese, è alle prese con un anonimo benefattore che lascia assegni nelle cassette postali delle Onlus: scopriamo i dettagli.

Certe notizie lasciano sorpresi, ma, ripensandoci, c’è poco da sorprendersi, perché ciò che fa notizia, in realtà, dovrebbe essere la consuetudine: quando si parla di beneficenza, c’è sempre qualcuno pronto a volersi mettere in mostra, e c’è chi, invece, preferisce far tutto in silenzio, per non farsi pubblicità, o per vivere l’elemosina secondo un’ottica maggiormente “religiosa”, secondo i dettami del Vangelo (“Ma quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.” Matteo 6,1-4).

Accade così che a Busto Arsizio, in provincia di Varese, un anonimo benefattore lasci assegni “consistenti” alle cassette postali delle Onlus: nove mesi fa, ad esempio, assegni per 41.000 Euro erano finiti nelle cassette di diverse organizzazioni benefiche. Tutto in rigoroso “silenzio” da parte del benefattore o della benefattrice. La scorsa settimana, il “benefattore seriale”, come è stato definito, è tornato a farsi vivo, lasciando un assegno da 10.000 Euro nella cassetta della posta dell’Unitalsi: allegato all’assegno, un bigliettino recante la scritta “Grazie per quello che siete e per tutto quello che fate.”. Sembrava finita li, ma qualche giorno fa, un altro assegno da 10.000 Euro è giunto nella cassetta postale della Onlus che si occupa di bambini distrofici: la stessa associazione, nel mese di Giugno scorso, aveva ricevuto altri 10.000 Euro dall’anonimo donatore. E poi ci sono quei 15.000 Euro che la persona ha donato, sempre in maniera anonima, all’associazione che si occupa dell’assistenza ai disabili.

Mistero massimo sull’identità dell’uomo o della donna: qualcuno racconta che, spesso, sia la persona a lasciare “brevi manu” gli assegni, chiedendo di restare anonimo. Se anche fosse, cosa importa?

Questa persona ci dimostra che fare del bene non necessità di pubblicità: fare del bene serve ad aiutare gli altri, ed aiutare gli altri serve a far star bene se stessi, perché chi fa del bene, prima o poi, viene sempre ricompensato!

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