La metamorfosi notturna di Palermo

La metamorfosi notturna di Palermo-

La metamorfosi notturna di Palermo: una città dalle mille contraddizioni, esattamente come il giorno e la notte che, spesso, la contraddistinguono…

La metamorfosi notturna di Palermo: mille contraddizioni per questa splendida città…

Palermo, la tanto amata, odiata, chiacchierata Palermo, è una città rinomata per i suoi mille volti, e per le sue tante, troppe contraddizioni: di giorno è una bolgia infernale, un girone dantesco fatto di traffico impazzito, lavori in corso, buche, strade tappate, gente che urla, smog, auto in fila, in doppia fila, in tripla fila, autobus che non passano, gente che si crea il “codice della strada” completamente a modo suo.

Poi, piano piano, la sera scende, calano le luci, la gente ritorna a casa, le auto vanno via, le strade si sgombrano, il fumo delle marmitte se ne va, e scende uno strano e rilassante silenzio: le strade, fino a poche ore prima divenute intricati dedali di lamiere, diventano vuote, corrono dritte, lunghe, senza nessuno in mezzo. Neanche i semafori fanno più il loro lavoro, e sembrano voler andare a dormire, rimpiazzati da una luce gialla, intermittente, agli incroci, quasi a volersi ripetere davanti agli occhi di nessuno, nel fresco della notte, abitata solo dagli insonni affacciati al balcone o piazzati davanti alla TV o al PC, da coloro che iniziano a lavorare, o che seguono un lavoro già cominciato nelle ore precedenti, dai panettieri che aprono i forni, dai bar che iniziano a preparare tutto il necessario per far felici i clienti che arriveranno tra poche ore: i marciapiedi sono illuminati dalle luci delle vetrine e delle insegne, e un bar, aperto ventiquattro ore al giorno, come recita la sua insegna, vede qualcuno, silenzioso, in piena notte, seduto ad un tavolino, mentre addenta un cornetto e gioca con il cellulare, guarda un video, pensa. Mi domando “chissà”: chissà cosa fa li, chissà se non ha sonno, chissà se sta lavorando, chissà se si trova lì per caso… Forse è un camionista che arriva da chissà dove viaggiando di notte, e ha deciso di fermarsi, di trovare ristoro per qualche istante…

“La notte è più bella”, diceva Jovanotti, e non aveva neanche tanto torto: la “gente della notte”, come raccontava lui nella sua omonima canzone, è gente che vive nottetempo per diletto o per necessità, che conosce tutte le sue forme, che conosce ogni suo angolo e non ha paura, esattamente come i gatti, che di notte vivono e conoscono tutti i suoi segreti, anche quelli che nessuno ha mai saputo, e, probabilmente, mai saprà!

Io, da sempre, sono tra quelli: sono nottambulo per mestiere, ma anche perché la notte si vive meglio, si ragiona meglio, c’è più calma interiore, pace ai propri pensieri, e la città diventa completamente diversa. A pensarci bene, anche queste righe le sto scrivendo alle quattro del mattino, e i pensieri vanno lisci, serenamente, su questo foglio virtuale che si riempie di emozioni ed immagini che le dita trasportano sui tasti.

La notte ha una magia unica, particolare: la senti quando cammini, in auto, con la radio accesa ma piano piano, affinché non rovini la perfezione di quel silenzio e di quelle strade vuote: la luce azzurra dell’autoradio illumina l’interno dell’automobile, che scivola leggera lungo le strade fino a poche ore prima piene, sempre affollate. Dal finestrino senti quel fresco, senti quella brezza leggera, e puoi camminare piano senza che nessuno si metta a strombazzare con il clacson, ed osservare le luci che si disegnano sulle strade e sui palazzi, mentre l’aria sembra voler diventare irreale in quel silenzio, in quella perfetta magia che ti conduce verso il nuovo giorno.

Palermo, insomma, è una bellissima dama dalle due facce: indaffarata, impolverata e sudata di giorno. Fresca, leggera, ed incredibilmente silenziosa durante la notte. È una magia che non puoi descrivere con le parole. No. Devi viverla per sentirla davvero!

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