Vendola, l'utero in affitto e la vergogna di una paternità surrogata

Vendola e la vergogna di una paternità surrogata

La questione Vendola – Utero in affitto riporta in auge il tema della paternità surrogata, e di come l’amore non può sempre giustificare la soddisfazione del proprio ego…

Senza troppo addentrarci in questioni etiche e morali altamente discutibili, la notizia di questi giorni è la maternità surrogata di Nichi Vendola, divenuto padre attraverso il cosiddetto utero in affitto, dal momento che, come ben sappiamo, lo stesso Vendola convive con un compagno, Eddy Testa, più giovane di lui di vent’anni, sebbene questo conti poco.

Come è logico, la notizia ha scatenato un putiferio: senza mettere in mezzo al discorso il piccolo Tobia, che, suo malgrado, si ritrova invischiato in una faccenda sicuramente più grande di lui, e del quale, probabilmente, avrebbe volentieri fatto a meno, l’Italia intera si è divisa sull’argomento, tra coloro che sono, addirittura, felici della notizia e chi, decisamente, non lo è.

Non può essere, quello appena nato, il figlio di Vendola. Dal culo non esce niente.
Vendola ha un marito ed è contemporaneamente padre. Due persone dello stesso sesso non generano. Ma di cosa stiamo parlando?
I bambini devono essere concepiti, educati e evoluti sulla base di ciò che la natura consente.
Di bambini bisognosi è pieno il mondo, e si possono aiutare in tanti modi. Quel bambino è una persona che si sono costruiti a tavolino, come un peluche. E’ insopportabile.

Aldilà dei discutibili modi con cui Sgarbi confuta le proprie tesi, c’è un principio di fondo, anzi due.

Iniziamo con il principio prettamente etico/morale/legale.

Come dicevo sopra, eviterò per quanto possibile di addentrarmi nell’oscuro cul de sac del quanto possa o non possa essere giusto, ne tanto meno tenterò di convincere qualcuno circa la superiorità delle mie convinzioni, sebbene – l’ho sempre detto e sempre lo ripeterò – ritengo si tratti di un evento contro natura, anche se la scienza pare confermare che, nei prossimi anni, anche gli uomini potranno partorire.

Il problema è che si tratta, quasi, di un atto di forza: Sgarbi non sbaglia a dire che si tratta di un figlio “creato a tavolino”. Prima che qualcuno lo dica: NO, l’amore non può sempre giustificare tutto.

Non possiamo giustificare tale evento con l’amore: l’amore non può giustificare una spesa di 170.000 Euro per il pagamento di una madre surrogata. Sinceramente, mi sembra un contratto economico, mi sembra tutto, ma non mi sembra amore.

I figli, come la maternità, non si comprano con i soldi: soldi che, peraltro, servono a forzare un meccanismo assolutamente contro natura. Secondo Libero, inoltre, il pagamento della cifra fa decadere automaticamente ogni diritto di maternità alla madre biologica, che, in buona sostanza, ha concluso un contratto di vendita del figlio che ha portato in grembo nove mesi.

E’ difficile andar contro l’opinione di Valdegamberi quando dice che si tratta di una crudeltà: non oso immaginare cosa possa provare una madre che si vede togliere il figlio che ha portato in grembo, sebbene penso anche che una donna che accetta, senza alcun scrupolo, di vendere il proprio figlio in cambio di denaro, non avrà alcuna sofferenza nel farlo, quindi è probabile che non provi alcun sentimento, specie se “il fine giustifica i mezzi”.

L’egoismo non è l’amore: l’egoistico atto di voler diventare padre a tutti i costi, anche a costo di pagare una donna non può essere giustificato con la stra abusata parola amore. L’amore sembra essere diventato una panacea giustificativa contro ogni crimine o bestialità: sempre più spesso, infatti, il sentimento viene utilizzato come mezzo giustificativo, svilendone il significato profondo che tale parola racchiude in se.

Bisognerebbe, poi, comprendere gli aspetti “legali” della vicenda in questione: d’altronde, sempre per quanto detto poche righe fa, lo stesso Vendola giustifica questa disgustosa vicenda “in nome dell’amore”. Bah.

E questo ci porta, dritti dritti, al secondo argomento: l’ipocrisia sinistroide.

Ricordate quando, alcuni anni fa, nell’epoca Berlusconi, migliaia di donne e uomini sfilavano nelle piazze contro la mercificazione del corpo femminile e contro il caso Ruby?

Domando: dove sono, adesso, quei sinistroidi?

Ad onor del vero, il movimento Se non ora quando, ad esempio, è stato, coerentemente, tra i primi a prendere le distanze dalla questione “Utero in affitto” lanciando una petizione contro tale praticama si tratta di un caso più unico che raro.

Vorrei proprio sapere dove sono, adesso, i compagni e come, concretamente, si schierano contro tale mercificazione del corpo femminile: non è forse un atto riprovevole l’utilizzo di una donna come incubatrice? Non è forse una grande, enorme, mancanza di rispetto?

E allora, prima di pretendere una paternità, riflettiamo su quanto sia giusto soddisfare le proprie manie di egocentrismo: l’amore non può sempre giustificare tutto, ma, sopratutto, essere padri è, davvero, tutta un’altra cosa!

NOTA A MARGINE: Si, avrei detto la stessa cosa, parola per parola, se si fosse trattato di un personaggio di destra. Lo dico perché so che arriverà il solito rompiscatole…

NOTA A MARGINE #2: Qualcuno fa presente che le coppie sterili ricorrono alla fecondazione assistita. Ebbene, sono contrario tanto quanto: l’egocentrismo di voler diventare padre a tutti i costi, lo ripeto, non può essere giustificato con “un atto d’amore”. Il vero atto d’amore è saper dire stop. E se proprio si sente la necessità di paternità o maternità, ci sono tanti bambini che aspettano solo di essere adottati!

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