Ne è valsa la pena?

Ne è valsa la pena

Ne è valsa la pena? A cosa è servito tutto questo, alla fine della fiera, alla fine dei sentimenti, alla fine del nostro tempo insieme?

Ne è valsa la pena? Questa è una delle domande che mi sono fatto più spesso, negli ultimi tempi, alla quale ho sempre trovato risposte discordanti e curiose, strane e particolari, che mi han sempre fatto riflettere sul senso che tutto questo ha avuto fino al preciso istante in cui tutto è andato via, e dal momento in cui il tempo è cambiato, trasformandosi in un grande vuoto, in un enorme silenzio, in un gigantesco senso di addio e cambiamento, trasparente come il cuore calpestato sotto i piedi, senza più vergogne, senza più dolori, senza più speranze, senza più alcun senso d’amore.

Mi sono spesso chiesto se sia valso davvero il gioco e lo sforzo di decidere, per noi, cosa sarebbe stato meglio e più giusto, di comprendere, di cercare di osservarci, di tentare di comprenderci in qualsiasi modo e maniera senza mai giungere al vero significato di questo dolore: in fondo, si è solamente deciso di dire basta, di andare, di distruggere, come onde che s’infrangono a riva e cancellano disegni e castelli sulla sabbia, come se mai fossero esistiti, come se niente fosse, realmente, mai esistito davvero.

Chissà, forse, realmente, nulla è mai esistito davvero, quantomeno come lo speravo e come lo immaginavo io, ma non possiamo, di certo, arrenderci, come non l’ho fatto in questi anni, nonostante il dolore del vuoto, dell’infinito, di quelle domeniche a guardare il tempo che non passava, nella stasi, nel dispiacere, nelle lacrime.

Ne è valsa la pena? Non lo so, forse si, forse no. So per certo che c’è stata tanta sofferenza e tanto dolore, che, verosimilmente, mi sarei risparmiato ben volentieri: che senso ha avuto, allora, tutto questo?

Scrivi un commento