Viaggio tra le macerie del cuore

Viaggio tra le macerie del cuore

Sono tornato sulle macerie di quel che c’è rimasto di questo cuore, e di tutto quello che il cuore era riuscito a costruire e vivere…

Macerie, macerie ovunque: è questo tutto quello che c’è rimasto, come rientrare in una di quelle case portate via dal fango e dai detriti, dalle lacrime e dal dolore, dalle parole e dal tempo.

Ci sono rimasti infinitesimali cocci di dolore sparsi in ogni dove, nascosti negli angoli, nelle punte, nei dettagli, tra le mura, e quasi mi viene da piangere a ripensare che un tempo erano spigolature di un tempo bello, forte, adorato, felice, sereno, dolce, e nulla di tutto questo sarebbe mai stato pensabile.

La mente mi torna indietro, ai sabato sera con l’odore della pizza e del pollo allo spiedo lungo la strada, nell’aria ghiacciata delle sere d’inverno, tra le strade e i volti illuminati, tra la gente, lungo i vicoli, lungo gli alberi che si piegavano al vento freddo della sera, e lasciavano intravedere, in mezzo al verde, le luci bianche dei neon, mentre non potevamo fare altro che restare incantati a sentire il suono della natura, del fogliare di quelle fronde così maestose, ma ripenso anche ai sabato sera giù in città o al tavolino di un locale, a raccontarci, seduti, poi, a mangiarci un gelato nel nostro posto particolare, e terminare la serata sotto le coperte, davanti alla TV.

Ma quelle stesse strade, un di, erano coperte dall’odore dei fiori, nei primi, tiepidi, pomeriggi di fine inverno, a fine marzo, o ai primi di aprile, con un sole tiepido che spuntava da dietro i palazzi, mentre noi restavamo imbacuccati nelle nostre giacche per coprirci dal vento tagliente: mi sembra di sentire, ancora, la forza delle nostre risate, le passeggiate per i supermercati e le strade deserte delle domeniche pomeriggio, il sapore dei dolci, le carezze tiepide e la voglia, ancora, di sorprenderci e di sperare…

…Mi sembra di sentire, ancora, l’aria della notte, il profumo del legno bruciato, l’umidità sotto forma di fumetto nell’aria, la strada vuota lungo il tempo che trascorreva, e una giornata diversa ogni giorno, con tante cose da fare e da inventarsi.

Fa male, solamente, essere stati giusti al momento sbagliato, forse nei luoghi sbagliati, ma, mentre sento scricchiolare sotto di me il peso di quelle macerie ormai divenute polvere senza senso, non posso non pensare al diverso peso che tutta quella polvere e quelle macerie metaforiche abbiamo per noi: forse, se quelle macerie ideali avessero avuto lo stesso peso per entrambi, a quest’ora saremmo già da un pezzo a ricostruire, ed io non sarei ancora qua, a fare altari sui ricordi.

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