Ritorni che non ti aspetti

Ritorni che non ti aspetti

Ritorni che non ti aspetti, che ti lasciano spiazzato, che ti lasciano senza parole, mentre rimani fermo cercando di capire qualcosa di più…

Ritorni, di quelli improvvisi ed inaspettati, di quelli che neppure tu immagini possano esistere, di quelli che non sai neppure se e quando possano accadere, ma che accadano, e ti lasciano interdetto, quasi senza parole.

Accade, talvolta, e tu non sai che cosa fare ne che cosa dire: accade tutto questo e rimani fisso a guardare, inebetito, cercando parole, cercando congetture, cercando storie, cercando soluzioni, e, regolarmente, non trovi nulla tranne la necessità di agire, tranne la necessità di vivere il momento, di vivere la necessità di quell’istante, non fosse altro che per comprendere qualcosa di più, magari anche per cercare di metterti nei panni degli altri, almeno per capire cosa sia accaduto, quando, come e perché.

Non p detto che si trovino delle risposte ai perché di un ritorno: la nostalgia? La paura? Un attimo di fragilità? La voglia di reincontrarsi? La voglia di parlare? Il bisogno, forse, di capire cosa si è diventati adesso, cosa sia diventata, ora, la vita dell’altro? Una mera, banale, stupida curiosità? Talvolta è veramente difficile capirlo, anche perché non è neppure detto che una soluzione si trovi alle proprie curiosità: non resta altro, in fondo, che vivere la propria esperienza di vita, vivere cercando di comprendere le ragioni altrui, cercare un motivo, cercare un punto che torni ad essere in comune. Sarà facile – e per nulla improbabile – riscoprirsi pieni di punti comuni, anche quando il tempo è passato oltre, anche quando la vita è andata oltre.

E se, come giusto che sia, c’è una reciproca voglia di tornare a rispettarsi, forti del tempo e delle esperienze passate, chissà che non sia la volta buona che tutto torni a funzionare, ma questa volta per davvero!

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